Ellen e Alice Kessler: la tragica libertà di “essere se stessi” fino alla fine
Il 17 novembre 2025 una notizia è rimbalzata nei media di tutto il mondo, suscitando nei più sgomento e dispiacere: la morte di Ellen e Alice Kessler. Come molti personaggi pubblici che sono stati protagonisti dei “variety shows” degli anni ’70-’80, anche queste talentuose gemelle erano entrate nelle case degli italiani, divenendo un po’ di famiglia. E il loro apparire sempre insieme, mostrando una singolare complicità e armonia, le ha certamente rese una sorta di icona dell’inseparabilità. Da una parte allora ha generato compassione il fatto che, raggiunti gli 89 anni di età, quasi per scongiurare il dramma che un giorno non lontano inevitabilmente l’una avrebbe dovuto sopravvivere all’altra, le due inseparabili gemelle abbiano deciso di lasciare insieme questo mondo in una data e ora da loro stabilite, scegliendo la via del suicidio assistito. Dall’altra, tuttavia, questa tragica conclusione della loro esistenza ha evidenziato un fatto ancora più drammatico. Un cittadino tedesco “in salute” infatti può scegliere la morte assistita se ritiene, in base alle sue convinzioni personali, che sia arrivato il momento della fine: né lo stato né la società, ha affermato la Corte Costituzionale tedesca in una sentenza del 2020, possono intromettersi in questa decisione che riguarda l’affermazione dell’identità personale, e che non deve dipendere dalla presenza di una malattia o dalla sua gravità. In piena sintonia con la legge del loro paese, anche Ellen e Alice, per quanto ne sappiamo non affette da patologie, hanno affermato il loro diritto a “essere se stesse”, ovvero gemelle nella nascita e anche nella morte. Questa vicenda, al di là di aprire diversi interrogativi che non è nostro intento affrontare in questa sede, ha messo chiaramente in luce una questione centrale che riguarda il suicidio assistito. In altre parole, quest’ultimo mostra di trovare la sua ragione ultima non tanto nel diritto di non soffrire, che è garantito da altre pratiche, quanto piuttosto nella volontà di decidere fino alla fine su di sé: “Il diritto di uccidersi assicura che il singolo può decidere autonomamente su di sé in conformità alla propria immagine di sé e con ciò tutelare la propria personalità” (Sent. 26 febbraio 2020). Posta in termini così assoluti, questa libertà affermata senza mezzi termini da uno dei più alti organi di un paese appare ancora più tragica per i risvolti che può avere non solo sulla vita delle singole persone — che non sono mai completamente autonome e isolate —, ma soprattutto sulle relazioni tra di loro e sul loro essere parte della più ampia comunità umana.
Sabina Girotto





