Paraguay: un tempo per…

Mi chiamo Francesco, ho quarant’anni, sono entrato in seminario otto anni fa. Da vari anni ai seminaristi di Treviso è proposta l’esperienza di un tempo prolungato all’estero, presso una delle zone di missione: Ciad, Brasile o Paraguay. Quest’anno io e Matteo siamo andati in Paraguay, da metà settembre a metà novembre.

È stata la mia seconda esperienza prolungata all’estero: prima di entrare in seminario avevo già vissuto mezzo anno fuori Italia, per lavoro.

Sono stati per me due mesi particolari, di “passaggio”: situati al termine della vita comunitaria in seminario, e prima di vivere “stabilmente” in parrocchia.

Io e Matteo ci siamo inseriti nella vita cristiana e sociale locale dei quattro paesini del sud Paraguay dove operano i nostri missionari diocesani, in una zona del mondo non povera ma piuttosto semplice ed essenziale. Pianure sterminate, strade di sabbia, mucche, pecore e cavalli ovunque, casette talvolta malconce. Una vita del “campo” semplice, molto agreste. Le parrocchie centrali vivono la messa una volta la settimana, le numerose comunità più sparse vengono invece raggiunte una volta al mese.

Tutto è abbastanza differente da qui, e i confronti hanno poca utilità!

Abbiamo incontrato molte persone e in ciascuna abbiamo trovato accoglienza e simpatia. Mi ha sorpreso vedere i percorsi – semplicissimi – di accompagnamento alla fede che alcune persone chiedevano di fare! Mi ha sorpreso il sorriso di moltissime persone, anche le più sconosciute.

Ringrazio di cuore il seminario di Treviso, i missionari lì presenti e la parrocchia di Camposampiero perché hanno permesso e curato questa esperienza, e mi hanno consentito di vedere una realtà cristiana e sociale diversa dalla nostra. E questo è sempre arricchente. E ringrazio il Signore, che sempre si prende cura di me, attraverso i modi più sorprendenti! Francesco Tesser

Paraguay: un tempo per…

Il tempo passato in Paraguay è stato un tempo per decostruirmi. Tutti gli schemi con i quali per 29 anni ho letto la realtà che ho abitato, lì ho provato a metterli da parte.

Il tempo passato in Paraguay è stato un tempo per condividere la vita con due preti (che non conoscevo) e con due cooperatrici pastorali (che conoscevo ancora meno). Vivere insieme a persone che non si sceglie è sempre un’esperienza che richiede una certa fatica, ma al di là di questa, ogni volta mi stupisco di quanto nelle persone che Dio mette al mio fianco io ritrovi i segni del Suo prendersi cura.

Il tempo passato in Paraguay è stato un tempo per “compartir”. Cosa significa? Il “compartir” (letteralmente – credo – “condividere”) ha assunto ogni volta una forma diversa. È stato l’essere accolto dovunque andassi con delle sedie di plastica e del Mate/Tererè. È stato festeggiare il mio compleanno un sacco di volte e il più delle volte con delle persone che non conoscevo. È stato mangiare un’infinità di volte asado a la estaca, chipa e sopa ascoltando e parlando (un po’) una lingua che non conoscevo. È stato parlare di Aristotele, Platone e vocazione in una fredda sera nell’immensa campagna del Sud Paraguay. È stato conoscere Crispìn, Gerònima, Pedro, Luìs, Dante, Marta, Jorge, Laura, Mario, Celsa e tanti altri che non posso nominare perché ho già sforato i caratteri.

Il tempo passato in Paraguay è stato un tempo per sperimentare che alcune cose di me – belle e meno belle – me le porto dietro sempre: anche se cambio continente, lingua e cultura. Forse, allora, prima di sperare che cambi il “fuori”, c’è da continuare a fare pace con il “dentro”.

Il tempo passato in Paraguay è stato tante altre cose che qui non posso scrivere, e che forse non ho ancora capito. Ma non è un problema, se vengono da Dio, prima o poi si faranno avanti. Il paraguayo vive il presente e forse – oggi – posso fare anch’io un po’ così.    Matteo Mason

Mandato all’équipe pastorale a Trevignano

Sabato 7 dicembre, alla presenza del Vescovo Tomasi, don Daniele Giacomin è stato nominato parroco delle Parrocchie di Falzè e Trevignano. Era già parroco anche delle parrocchie di Signoressa e Musano. Quello che ha reso “speciale” questo fatto è però che, ad essere incaricati della guida pastorale delle quattro parrocchie, è un’équipe formata da don Daniele, don Antonio Guidolin, sacerdote residente con don Daniele a Falzè, don Paolo Barbisan, cappellano festivo e due cooperatrici pastorali, Lucia Bincoletto e Sara Marton. È la prima volta che è affidato l’incarico della conduzione di parrocchie ad una équipe: questo fatto è bello e ci parla di una chiesa che sta camminando verso una corresponsabilità sempre più concreta. In queste parrocchie già da dodici anni è iniziato il cammino insieme e già si condividevano ambiti importanti della pastorale come la liturgia, la catechesi, la pastorale giovanile, perciò l’ulteriore passo in avanti, anche se porta con sé cambiamenti importanti, ha anche buone basi. Difatti alla celebrazione c’era una grande presenza di persone di tutte e quattro le comunità che hanno collaborato, dalla liturgia al buffet, a preparare tutto in maniera che la festa riuscisse: questo è un altro segno di speranza verso una possibile collaborazione sempre più ampia. Il silenzio e il clima di preghiera durante l’Eucaristia hanno fatto il resto, rendendo questo momento prezioso e bello, solenne e insieme sobrio, rafforzando i legami di amicizia e di comunione.

Contributo 8xMille

Con riconoscenza rendiamo noto che, anche quest’anno, il Vescovo di Treviso ha concesso un contributo di 70.000 euro, derivante dall’8 per mille destinato alla Diocesi, a favore dell’Associazione pubblica Cooperatrici Pastorali Diocesane, al fine di poter sostenere attività pastorali a favore di varie persone e ambiti. In particolar modo le Cooperatrici si prendono cura di un’assistenza spirituale ad anziani, a famiglie e a giovani. Alcune specifiche e mirate azioni pastorali e caritative sono rivolte anche a persone in carcere e a persone che vivono particolari disagi sociali.

Inoltre siamo riconoscenti per aver anche ricevuto un contributo di 70.000 euro a favore della comunità formativa, della formazione permanente e delle attività istituzionali. Le Cooperatrici infatti provvedono alla formazione di ragazze che si sentono chiamate a consacrare la loro vita al Signore nella forma della Cooperatrice pastorale diocesana e a servire la Chiesa diocesana attraverso azioni pastorali rivolte al bene di tutti gli uomini.

Colgo l’occasione per rinnovare il mio e nostro grazie al Vescovo e all’ufficio Economato della nostra diocesi.

Cordialmente, Maria Marangon.

Dal Paraguay. Matrimonio comunitario a Yabebyry

Si è riempita di gioia la chiesa parrocchiale di Yabebyry la fresca mattina del 9 agosto, quando 27 coppie hanno pronunciato il loro sì a unire la loro vita per sempre, in una festosa cerimonia comunitaria. Emozionante la lunga processione delle coppie a braccetto che trepidanti sono entrate in chiesa durante il canto iniziale, per poi posizionarsi ordinatamente sul proprio banco a lato dei testimoni e occupando cosí tutta la chiesa, con i lunghi abiti delle ventisette spose, tutti uguali, a creare un incantevole tocco di bianco nella chiesa.

Bellissima doña Eujenia, di 58 anni, ed elegante il suo sposo, don Cristino di 70, che sono arrivati in moto in chiesa, hanno sette figli e vivono assieme da piú di trent’anni. Non sanno leggere, e con tanta emozione hanno ripetuto le parole del rito suggerite dal sacerdote.

Di varie età erano gli sposi, tutti già conviventi, chi da appena 3 anni e chi da quasi 40, tutti già con figli. Sono coppie che non si sono finora sposate soprattutto per motivi economici. Lo ha reso stavolta possibile la collaborazione della parrocchia con una fondazione di nome Santa Librada, con sede ad Asunción, la cui missione è di sostenere le persone e le famiglie più povere in vari ambiti, della salute, dell’educazione, degli aiuti alimentari. In particolare porta avanti un progetto, chiamato “Sagrada Familia”, che ha come obiettivo quello di sostenere le coppie più disagiate a coronare il loro desiderio di sposarsi sollevandole da tutte del spese del matrimonio, confezionando i vestiti, donando l’anello, i fiori, la parrucchiera… e pagando anche il matrimonio civile, che in Paraguay ha un costo significativo. Al termine della cerimonia, ogni coppia ha ricevuto in regalo dalla Fondazione anche il dolce di nozze, un vassoio di “stucchini” e due bottiglie di bibita, da portare a casa per festeggiare con la propria famiglia.

Il progetto è iniziato l’anno scorso come una “missione” pastorale di tutta la parrocchia, dopo l’invito del vescovo Pedro Collar a realizzare a Yabebyry un matrimonio comunitario, considerando l’alta percentuale di coppie non sposate. Il primo passo è stato quindi quello di “uscire”: con una equipe parrocchiale siamo andati a visitare le persone conviventi nelle loro case, in tutte le comunità che appartengono alla parrocchia, annunciando la buona notizia dell’amore di Dio nella coppia, e proponendo a tutti la possibilità di un matrimonio comunitario. Con coloro che hanno aderito alla proposta è poi iniziata la preparazione con alcuni incontri di formazione e un ritiro finale in parrocchia. Una preparazione che ha dovuto fare i conti con la realtà delle condizioni locali, che hanno reso a volte difficile potersi incontrare, a causa delle abbondanti piogge dei mesi precedenti che lasciavano le strade di terra intransitabili, o della mancanza di mezzi di trasporto per alcune coppie piú distanti, o dell’improvviso lavoro di uno dei due che finalmente appariva e a cui non si poteva rinunciare, ecc. Tutto questo, che appartiene all’ordinarietà della vita concreta dei paraguayi, ha fatto però crescere l’attesa della fatidica data lasciando tutto all’azione della Grazia. Nel cammino, molti hanno anche ricevuto i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima.

È stato davvero bello accompagnare molte coppie in questo cammino al matrimonio. Bello veder risvegliarsi in loro il seme dell’amore di Dio, che ha portato una rinnovata allegria nella coppia, un decidersi l’uno per l’altra in maniera definitiva. Molti di loro sono persone per vari motivi ai margini della Chiesa, e hanno vissuto con stupore questo avvicinarsi della Parrocchia proprio a loro. Per le donne poi, è anche un segno del riconoscimento della loro dignità da parte dei loro compagni, in una cultura maschilista dove manca la reciproca valorizzazione alla pari.  

Come per tutti coloro che si sposano, il momento è unico e di grande felicità. Ma questa volta, per essere comunitario, è stato anche di felicità e indimenticabile per tutta la parrocchia, coinvolta e in attesa fin dagli inizi in questa missione. Per questo, a presiedere la messa é venuto l’attuale Amministratore diocesano p. Pedro Maidana, accompagnato dai preti don Lorenzo Tasca e don Claudio Sartor, e con la presenza anche dei due direttori della Fondazione Santa Librada, a cui è andato uno speciale ringraziamento.

Per tutti, un segno concreto del trionfo dell’Amore, che ama e benedice i piú lontani e piú poveri.

                                                                                                          Germana Gallina

“Benvenuto a casa tua” 2024-25

Benvenuto a casa tua è una proposta di vita comunitaria e fraterna per giovani dai 20 ai 30 anni, che desiderano sperimentarsi nel vivere assieme e riscoprire il bello della vita comune lasciandosi toccare dall’amore di Dio.

Un’esperienza che offre, attraverso una quotidianità condivisa, l’occasione di crescere a livello personale, di vita fraterna e nella fede.

La condivisione della vita tocca tutti gli aspetti: cura della casa, orari, spese, pasti, confronti, preghiera…

Ognuno mantiene i propri impegni di lavoro, studio e servizio…

L’esperienza ha un numero di posti limitati; chi è interessato potrà contattarci per un primo incontro di conoscenza.

Ci saranno due proposte con modalità e tempistiche di convivenza diverse.

  1. Dal 03 al 30 novembre 2024 presso la Casa delle Cooperatrici Pastorali Diocesane, via S. Bona Nuova 112 – Treviso

La proposta dura 4 settimane corte: il venerdì tardo pomeriggio ciascun partecipante torna alla propria casa di origine per rientrare la domenica sera dopo cena.

Per informazioni contattare:

  • Elena: 3481497425
  • Giuliano e Silvia: 3496463733
  • Dal 16 febbraio al 01 marzo 2025 presso la canonica di Biancade, via Paris Bordone, 3 – Biancade

La proposta dura 2 settimane complete (sabato e domenica inclusi)

Per informazioni contattare:

Debora Niero (Cooperatrice Pastorale Diocesana): 340 6577953

Don Andrea Toso: 328 8813585 

Il cammino per il nuovo Direttorio

Tappa importante per la comunità delle Cooperatrici pastorali diocesane: il 4 giugno ci siamo ritrovate insieme con il vescovo Michele, il Vicario Generale e il Cancelliere per una condivisione sul nuovo testo di revisione del Direttorio.

Un “lavoro” che ci ha impegnate diversi mesi, in un discernimento comunitario e che è stato finalizzato a rivedere il direttorio del 2003, alla luce della nostra attuale realtà di Cooperatrici, e della realtà diocesana… Sono stati vent’anni di cambiamenti significativi, sia per noi, sia per la Chiesa di Treviso, in particolare legati all’istituzione delle Collaborazioni pastorali e del Cammino sinodale, iniziato con il vescovo Gianfranco Agostino.

Ci siamo accorte che la nostra presenza nelle parrocchie, nella diocesi e in altre realtà pastorali è cambiata molto in questi vent’anni e anche la riflessione sulla nostra vocazione è maturata; l’attuale direttorio, in alcune parti, si dimostra non rispondente alla nostra realtà di oggi: su invito del vescovo Michele, pertanto, abbiamo iniziato la revisione del testo. Don Fabio, cancelliere e giurista, ha raccolto le nostre riflessioni e suggerimenti, provando ad abbozzare un nuovo testo che è stato consegnato al Vescovo.

L’incontro di martedì 4 giugno è stato un bel momento di confronto in cui si sono analizzati i diversi articoli del testo rivisto e ognuna ha potuto porre domande, richiesta di chiarimenti, sottolineature, in un clima di ascolto reciproco.

La consapevolezza della nostra vocazione, sia in noi, sia all’interno della diocesi, è maturata in questi vent’anni, soprattutto riguardo alla caratteristica che ci connota come donne a servizio della Chiesa di Treviso: la Pastoralità. Il Vescovo Michele ci ha invitate a riflettere sul fatto che la «pastorale» […] non è primariamente l’insieme delle azioni che compiamo quando agiamo ad edificazione della comunità cristiana. «Pastorale» è qualcosa di più: la vita di chi abita le relazioni della sua esistenza con la radicalità di Cristo buon pastore, che dà la vita per le sue pecore, e che dona la vita nell’esperienza di ogni sua relazione: con Dio, con gli altri, con il creato, con se stesso. E solo così si edifica, poi, realmente la comunità dei discepoli a servizio del mondo intero (dall’omelia dell’Ordinazione Diaconale).

Ora inizia una nuova “fase” per la stesura del nuovo direttorio, affidata a don Fabio e al Consiglio delle Cooperatrici, un’ulteriore elaborazione che tenga conto delle osservazioni, specificazioni, suggerimenti emersi nell’incontro “plenario” del 4 giugno.

Parole in libertà – 2nd edition

Proposta di esperienza estiva per giovani ragazzi e ragazze dai 19 ai 30 anni

Alcune giornate di condivisione con giovani detenuti nel Carcere circondariale di Treviso (Via Santa Bona Nuova 5/B- Treviso)

Quando: dalla sera di giovedì 26 settembre al pomeriggio di domenica 29 settembre 2024

Dove: l’alloggio sarà presso la Comunità formativa delle Cooperatrici Pastorali diocesane, via Santa Bona Nuova 112; da lì ci si sposterà per andare alcune ore in carcere.

Una piccola esperienza di fraternità, di scambio, dialogo e confronto con i giovani che lì incontreremo. In collaborazione con operatori e volontari del mondo del carcere ci saranno in quei giorni anche tempi di ascolto, di testimonianze, preghiera, riflessione personale e in gruppo.

L’iscrizione deve avvenire entro e non oltre il 26 agosto 2024 per motivi legati a passaggi burocratici che consentono l’accesso al carcere (serve pdf copia della carta d’identità)! 

I posti sono limitati.

Quota di partecipazione: 100 euro.

Per iscrizioni o per ulteriori informazioni puoi contattare:

Per Treviso:

Luigina 333 3881192     comunitaformativacpd@cooperatrici.it                  

Vera     348 5730671      vera_giacomin@hotmail.it

Parole in libertà

Proposta di esperienza estiva per giovani ragazze dai 19 ai 30 anni

Alcune giornate di condivisione con giovani detenuti nel Carcere circondariale di Treviso (Via S. Bona Nuova 5/B – Treviso)

Quando: dalla sera di giovedì 18 luglio al pomeriggio di domenica 21 luglio 2024.

Dove: l’alloggio sarà presso la Comunità formativa delle Cooperatrici Pastorali diocesane, via S. Bona Nuova 112; da lì ci si sposterà per andare alcune ore in carcere.

Una piccola esperienza di fraternità, di scambio, dialogo e confronto con i giovani che incontreremo. In collaborazione con operatori e volontari del mondo del carcere ci saranno in quei giorni anche tempi di ascolto, di testimonianze, preghiera, riflessione personale e in gruppo.

L’iscrizione deve avvenire entro e non oltre il 16 giugno per motivi legati a passaggi burocratici che consentono l’accesso al carcere (serve copia della carta d’identità in pdf)! 

I posti sono limitati.

Quota di partecipazione: 100 euro.

Per ulteriori informazioni e per iscriverti, puoi contattarci:

Per Treviso: Luigina 333881192 – cooperatricipastorali@diocesitreviso.it

Per Vicenza: Sara 3495614884 – sara.biscaro80@gmail.com

Sui passi di san Paolo da Antiochia a Perge

Pellegrinaggio delle Cooperatrici pastorali diocesane in Turchia. Incontro con le tracce del passato raccontato negli Atti degli Apostoli e i piccoli germogli della chiesa di oggi

«Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (At 11,26). Da questa città della Turchia è iniziato il pellegrinaggio delle Cooperatrici pastorali con il loro assistente, don Virgilio, dal 27 aprile al 5 maggio scorsi. Questa esperienza, inizialmente prevista lo scorso anno nella ricorrenza dei trent’anni dall’inizio della vocazione, era stata rinviata a causa del terremoto che il 6 febbraio 2023 aveva pesantemente colpito Turchia e Siria. Ad Antakya sono visibili spiazzi di macerie, edifici gravemente danneggiati, e innumerevoli container dove vive la popolazione rimasta. Il parroco ci racconta come la piccola comunità cattolica latina – in Turchia i cristiani sono circa il 3% della popolazione, i cattolici di rito romano (latini) corrispondono allo 0,15% – vive l’ecumenismo celebrando la Pasqua nella stessa data dei cristiani ortodossi e promuove il dialogo interreligioso (in questa zona la popolazione islamica è prevalentemente alawita, a differenza della maggioranza in Turchia, sunnita). Dopo una visita all’antica Seleucia, siamo state ospiti in vescovado a Iskenderun – la cui cattedrale è crollata a causa del terremoto – dove ci è stato donato di incontrare il nuovo vescovo, padre Antuan Ilgit, gesuita turco, e ascoltare la storia della sua vita e del suo ministero; e di dialogare con padre Carmelo e Mario, focolarini, missionari. Ci hanno raccontato che molti giovani turchi entrano nelle chiese cristiane incuriositi, o dubbiosi, talvolta provocanti, e chiedono informazioni su Gesù, sul Dio dei cristiani, sulle scelte della chiesa cattolica latina… «Il cristianesimo non è una religione, è una persona: Gesù Cristo!»: questo è stato ribadito da chi abbiamo incontrato; il cristiano è chiamato a essere testimone della persona viva di Gesù risorto.

Siamo state accolte anche da quattro monache di clausura presenti in un’ala del vescovado: sono giovani della famiglia religiosa del Verbo Incarnato che manifestano il volto di una chiesa gioiosa, accogliente e fraterna.

Dopo aver pregato nella chiesa di san Paolo a Tarso, ora museo, siamo salite a Konya, città profondamente religiosa il cui profilo è costellato di minareti. Lì vive Mariagrazia Zambon, consacrata nell’Ordo virginum e inviata come fidei donum dalla diocesi di Milano, che cura l’esigua comunità cristiana formata da studenti africani trasferiti per studio in Turchia, da profughi di Siria, Iran e Afghanistan, fuggiti perché cristiani, e da una manciata di cattolici turchi. I profughi, che con dolorose separazioni dalla famiglia e dalla patria affrontano un drammatico viaggio nella speranza di raggiungere l’Europa ed essere aiutati dai fratelli cristiani, non riescono a credere che nelle nazioni europee non sono accolti, non sono voluti, vengono respinti.

Dopo una tappa nell’antica Antiochia di Pisidia, ora Yalvac, il nostro pellegrinaggio si è concluso ad Antalya, città di mare turistica e occidentalizzata, vicina all’antica città di Perge che ora è un museo a cielo aperto dove continuano gli scavi archeologici e le scoperte. In questa grande città l’unica chiesa è una cappella ricavata in una casa privata in affitto, voluta per accompagnare i tedeschi che vivono ad Antalya. Molto ancora abbiamo visto, ascoltato e gustato grazie alla competenza della guida Murat, all’abilità dell’autista Sayim e alla sapienza di padre Paolo Bizzeti che ci ha guidate in questo pellegrinaggio intrecciando per noi la Parola di Dio scritta dagli apostoli e quella incarnata dai cristiani di ieri e di oggi in Turchia: ci auguriamo che molti altri possano farne esperienza!

Guarda, c’è una casa e qualcuno che ti aspetta!

Hai voglia di percorrere un pezzo di strada insieme ad altri giovani e scoprire una nuova
possibilità di vita non troppo lontano da casa tua? Tranquilli, ragazzi e ragazze, nessun
secondo fine.
Noi, giovani che abbiamo fatto quest’esperienza, ci siamo lanciati in questa avventura con il
desiderio di sperimentarci e di metterci alla prova.
“Benvenuto a casa tua” è un’iniziativa della Pastorale giovanile e delle Cooperatrici Pastorali
Diocesane che ha permesso a diversi giovani di vivere nella casa delle Cooperatrici a Santa
Bona per quattro settimane. Noi ragazzi, che l’abbiamo scelta per questo momento della
nostra vita, siamo stati colpiti dall’ospitalità delle Cooperatrici e dalla loro cura materna per
noi che non avevamo mai incontrato. Ci sono stati momenti di riflessione, di condivisione, di
preghiera, di gioco, di buon cibo e di incontro con persone che ci hanno dato la loro
testimonianza.
Un esempio ne è la visita fatta ad una famiglia affidataria che ci ha impressionato per la sua
forza e determinazione nella scelta di accogliere bambini in affido e lasciarli partire quando è
arrivato il momento.
Oppure l’incontro con una giovane ragazza, che dopo un periodo di formazione con le
Cooperatrici, ha deciso di consacrarsi all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ad
ascoltarla c’erano entrambi i gruppi che hanno partecipato al “Benvenuto a casa tua”. Infatti
l’iniziativa è stata organizzata due volte, a novembre e tra febbraio e marzo.
Questo tempo è stato per noi solo l’inizio di nuove amicizie e percorsi di vita che continuano
tutt’ora. Nella disponibilità ad aprirci e ad ascoltare gli altri abbiamo conosciuto persone simili
a noi e allo stesso tempo con tanto di diverso. Molte sono state le occasioni di condivisione
nello studio, nel gioco, in cucina e a tavola che ci hanno fatto sentire una famiglia e abbiamo
avuto anche la possibilità, compatibilmente con i nostri impegni di studio o di lavoro, di
metterci a servizio in casa e fuori.
Ogni giovane in fondo vuole essere indipendente e uscire di casa e questa è stata
l’occasione giusta per incamminarci su questa strada, che sicuramente ha dossi, buche e
curve ma che è anche piena di scoperte e sorprese. Non è stato necessario avere tanto
tempo libero, ognuno ha avuto i suoi tempi e i suoi spazi ma allo stesso tempo ha
sperimentato cosa vuol dire vivere al di fuori della propria famiglia.
E tu? Avresti il coraggio di buttarti in un’esperienza simile? Non stare seduto in attesa del
“momento giusto”, non rimanere seduto a sognare mentre il mondo va avanti senza ciò che
hai da offrirgli. Alzati e abbraccia la vita!
Anna, Matilde, Raffaele